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Archive for agosto 2012

Nel mezzo di questa crisi, i Gruppi di Acquisto Solidale sono considerati una mucca da mungere, e sono subissati di offerte, promozioni, sconti, iniziative commerciali. Il sistema in eccedenza strutturale di produzione si attacca a qualunque cosa pur di vendere. Ma pochi conoscono veramente i G.A.S. Piccolo decalogo per capire qualcosa di questo oggetto misterioso.

Non è una novità: qualunque referente di un Gruppo di Acquisto Solidale ha sempre dovuto fronteggiare decine di offerte da parte di aziende, biologiche o meno, solidali o meno, che a questi gruppi si rivolgono credendo di trovare chissà mai quale potenziale di vendita.

Ogni volta rispondiamo che siamo già clienti dell’azienda X, che ci troviamo bene con l’azienda Y, grazie e arrivederci. Spiace sempre un po’  deludere le aspettative di chi si trova in eccedenza di produzione, il male della nostra economia dei consumi, ma occorre ribadire che non è dai G.A.S. che le migliaia di produttori ‘etici‘ italiani troveranno lo sbocco per la loro produzione. È una questione di numeri, ma anche di attitudine.

Cerchiamo di mettere giù per punti le caratteristiche dei G.A.S., almeno per quello che riguarda la provincia di Verona, il territorio che conosciamo.

1. Il G.A.S. è piccolo, almeno dalle nostre parti. Per sua natura non può comprendere al suo interno più di un certo numero di famiglie.  Quando supera queste dimensioni, tende a riprodursi per gemmazione seguendo criteri territoriali o tematici.

2. Oltre a essere piccoli, i G.A.S. non sono molti, per cui il numero di persone è molto limitato. Per dare un’idea, nella provincia di Verona possono raggruppare sì e no 1000 persone, sparpagliate su un territorio vastissimo. Su un milione di persone totali, significa lo 0,1%. Un po’ poco per garantire lavoro anche a micro-aziende formate da una sola persona: un qualsiasi giornalaio ha molti più clienti, che abitano, a differenza dei G.A.S., tutti nella stessa zona.

3. Il G.A.S. non nasce per risparmiare. Fa gli acquisti di gruppo, questo sì,  quindi spesso risparmia, ma lo scopo che muove queste persone non è mai il risparmio puro e semplice. Chi si mette in testa di entrare in un G.A.S. per questioni di palanca, o vuole proporre ai G.A.S. risparmi, probabilmente ha sbagliato indirizzo.

4. I gasisti non sono ricchi. Altra tendenza, in contrasto con la precedente, è quella di considerare i G.A.S. come potenziali acquirenti di prodotti estremamente chic. Fatevi un giro per i quartieri o i comuni del veronese, alle riunioni mensili dei G.A.S.: scoprirete una realtà molto più popolare di quello che credete. C’è sì qualche professionista, anche qualche piccolo imprenditore, ma la maggioranza appartiene al ceto operaio e impiegatizio, quando il lavoro c’è. Più o meno come nel resto della popolazione.

5. Il G.A.S. non vuole essere sensibilizzato, semmai sensibilizza, organizzando seminari, incontri in cui qualche esperto diffonde esperienze e saperi di cui il G.A.S. vuole farsi promotore. Di norma il G.A.S. preferisce reperire questi saperi al suo interno, o in ogni caso da persone che fanno riferimento al mondo dei G.A.S.  Questo non per spocchia, ma per avere la certezza che non ci siano sotto interessi commerciali o di parte.

6. Il G.A.S. è estremamente selettivo e vigile. Non basta convertire una parte della propria produzione al biologico o all’equo e solidale, perché sicuramente qualcuno dei G.A.S. verrà a chiederti: “e il resto della produzione, come lo fai?” Non basta creare una linea di produzione da offrire ai G.A.S.: se qualcuno trova il tuo nome negli scaffali della Grande distribuzione, puoi passare un guaio.

7. Il G.A.S. è attivo e rifiuta il ruolo di acquirente passivo di qualsivoglia merce. Un esempio, la fiera del vestire sostenibile è organizzata dal coordinamento dei G.A.S. veronesi. Come dire: “siamo noi che ci interroghiamo su come ci si veste, e mettiamo le nostre riflessioni al servizio dei cittadini , quindi non si accettano di buon grado consigli da terzi, tantomeno non richiesti, tantomeno da gente che non fa parte del circuito dei G.A.S.

8. I G.A.S. attraversano fasi di crisi (per esempio, qui a Verona questo NON È un momento buonissimo), ma sbattersi, muovere furgoni di merce, sistemare cassette e predisporre pagamenti, sono tutte funzioni che fanno parte del suo DNA. Credetemi: non c’è nessun bisogno di qualcuno che li aiuti coi trasporti, che faccia loro proposte di acquisto, che organizzi loro la distribuzione, che faccia loro da magazzino: quello che serve se lo procurano al loro interno, e sennò fanno a meno.

9. Il G.A.S. offre e pretende un rapporto diretto. Prima di avviare attività economiche, progetti politici, movimenti di opinione che facciano riferimento ai G.A.S., è necessario confrontarsi con loro. Mandate loro una mail, anche utilizzando il coordinamento provinciale, e mettete in preventivo un giro di partecipazione alle riunioni mensili di tutti i G.A.S. della zona, o almeno di una quota significativa di essi. Chi non fa questo, rischia di vedere il proprio progetto scaricato proprio dal soggetto di riferimento.

10. Il G.A.S. è per la produzione artigianale, non per il Prêt-à-Porter di massa. Questo vale anche per le proposte. Discutere coi G.A.S. la vostra proposta, non significa INFORMARE, ma confrontarsi. Siate quindi disposti a modificarla, anche profondamente, a seguito del confronto coi G.A.S.

(da Le Matonele)

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